Tra cenere e luce, gli U2 tornano a parlare del presente: “Days of Ash” è un EP breve e tagliente che guarda in faccia il conflitto e poi sceglie la speranza, senza perdere la voglia di fare domande scomode.
Gli U2 non tornano. Gli U2 riemergono. Hanno la cadenza di chi ha già visto il mondo cambiare e si rifiuta di fare il giro nostalgico. Con Days of Ash, un EP di cinque brani, la band mette al centro parole come libertà, diritti, futuro. Il tono è diretto. La musica spinge. Il messaggio non si nasconde.
Il titolo è un’immagine. Giorni di cenere. Cosa resta dopo che la polvere si posa? La band non scava nel passato: guarda l’oggi che brucia. I brani lavorano su un filo teso tra allarme e fiducia. Quando la ritmica taglia e la chitarra di The Edge sgranocchia lo spazio, Bono tiene la linea: voce ferma, parole scolpite. È un lessico immediato, pensato per essere cantato e discusso.
Un ritorno che parla al presente
Secondo le prime informazioni condivise, i cinque pezzi affrontano temi politici e sociali senza giri retorici. Il cuore sta nel contrasto: denuncia qui, respiro lì. La band ha una storia di impegno pubblico. Nel 1983, con Sunday Bloody Sunday, scelse di cantare l’orrore del Nord Irlanda quando non conveniva. Nel 1995, con Miss Sarajevo, puntò il faro sull’assedio e sull’indifferenza, mescolando pop e tragedia con un’intuizione ancora imparata da molti.
La linea non è cambiata. Oggi l’attacco diventa più frontale in “American Obituary”. Il titolo suona come un necrologio satirico. Il testo, si dice, tira una riga sull’America di Trump: polarizzazione, linguaggi tossici, verità in saldo. Nel videoclip, invece, passa altro: volti comuni, cartelli semplici, strade aperte. Una grammatica visiva di cambiamento. Non c’è compiacimento, c’è invito.
Collaborazioni che spostano il baricentro
Dentro l’EP compaiono Ed Sheeran e Taras Topolia. Due presenze che non stanno lì per decorazione. Sheeran porta il vocabolario melodico dell’ultima decade, quello che trasforma il ritornello in alleanza. Topolia, voce degli Antytila, arriva con il peso di una guerra in corso. Non è un cameo a freddo: Bono e The Edge hanno suonato a Kyiv nel 2022, nelle stazioni della metro usate come rifugio. Quel filo ora ritorna in studio, e aggiunge contesto, non solo pathos.
La band irlandese ha più di quarant’anni di carriera, oltre 150 milioni di dischi venduti e una collezione record di Grammy. Numeri che contano poco se le canzoni non respirano. Qui respirano. La produzione, asciutta, lascia manovra al coro e al battito. Al momento non sono circolati tutti i dettagli sui crediti completi: è un’assenza che non toglie ma invita a rileggere il quadro quando arriveranno le note ufficiali.
C’è un punto in cui l’EP sembra chiedere qualcosa a chi ascolta. Non solo di “capire”, ma di tenere il passo. La politica come gesto quotidiano, la musica come spazio comune. La cenere rimane. Ma basta un soffio per farla volare via dal tavolo. La domanda, allora, è semplice e impegnativa: abbiamo ancora voglia di cantare insieme parole che pesano, e poi difenderle quando si spengono le luci?




